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BORGHETTO SANT' ANGELO
Soriano nel Cimino (VT)
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@copyright 2024 MGK - Mohamed Keilani Studio, Via Costantino Beltrami, 15 A, 00154 Roma RM, Italia, Tel: 349 700 7865
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Nella campagna di Soriano nel Cimino (VT), un complesso rurale di metà Novecento viene reinterpretato attraverso un progetto di riqualificazione che trasforma un antico casale e i suoi annessi agricoli in un piccolo borgo contemporaneo. Quelli che un tempo erano porcili e magazzini diventano oggi volumi abitativi indipendenti, pensati come parti di un unico organismo architettonico, in dialogo diretto con il paesaggio. L’intervento si fonda su un equilibrio sottile tra rispetto e trasformazione. Le proporzioni originarie vengono preservate, mentre il linguaggio si fa essenziale, rigoroso, profondamente legato alla materia. Il peperino, pietra identitaria del territorio, diventa il filo conduttore del progetto: utilizzato per i pavimenti interni ed esterni e per i rivestimenti delle facciate, costruisce una continuità fisica e visiva che annulla la soglia tra architettura e natura. Le superfici intonacate, trattate con un intonachino verde dalle tonalità polverose, permettono agli edifici di mimetizzarsi nella campagna circostante, restituendo un insieme architettonico discreto, quasi silenzioso, capace di inserirsi nel paesaggio senza mai imporsi.
In the countryside of Soriano nel Cimino, a rural complex dating back to the mid-twentieth century is reinterpreted through a redevelopment project that transforms an old farmhouse and its agricultural outbuildings into a small contemporary hamlet. What were once pigsties and storage buildings now become independent residential volumes, conceived as parts of a single architectural organism in direct dialogue with the landscape. The intervention is based on a subtle balance between respect and transformation. The original proportions are preserved, while the architectural language becomes essential, rigorous, and deeply connected to matter. Peperino, the local stone that defines the identity of the area, becomes the guiding thread of the project: used for the interior and exterior flooring as well as for the façade cladding, it creates a physical and visual continuity that dissolves the threshold between architecture and nature.









All’interno, il progetto cambia registro e si apre a un racconto più deciso, giocato sul contrasto tra pieni e vuoti, opacità e trasparenze. Protagonista assoluto è il ferro, utilizzato per realizzare una grande parete filtro attrezzata che attraversa lo spazio come un elemento architettonico autonomo.Una superficie traforata, scura e materica, che nasconde e allo stesso tempo rivela: dietro di essa trovano posto la cucina, la dispensa e la scala che conduce al soppalco, trasformando le funzioni tecniche in parte integrante della composizione. Questo diaframma in ferro non separa, ma organizza. Filtra la luce, suggerisce le profondità, costruisce prospettive inedite e diventa il vero fulcro spaziale della casa, un elemento capace di coniugare funzione e gesto progettuale. Il dialogo materico prosegue negli arredi su misura e nei marmi di recupero, scelti per la loro unicità e utilizzati per realizzare elementi chiave come l’isola della cucina, il camino e il lavabo del bagno padronale. Ogni marmo racconta una storia diversa, inserita però in un disegno coerente, dove il rigore delle linee contemporanee incontra la bellezza imperfetta della materia. La luce, naturale e artificiale, accompagna il progetto con discrezione: le lampade di design e l’illuminazione integrata valorizzano superfici e volumi senza mai diventare protagoniste, lasciando spazio a un’idea di abitare intima, colta e misurata. Un progetto che rifugge l’effetto scenografico fine a sé stesso per costruire un’architettura fatta di stratificazioni, contrasti e silenzi, dove il passato rurale e il linguaggio contemporaneo convivono in un equilibrio senza tempo.
Inside, the project shifts register and opens up to a more assertive narrative, built around the contrast between solids and voids, opacity and transparency. The absolute protagonist is iron, used to create a large equipped filter wall that crosses the space as an autonomous architectural element. A dark, tactile, perforated surface that conceals and reveals at the same time: behind it are the kitchen, the pantry, and the staircase leading to the mezzanine, turning technical functions into an integral part of the composition. This iron diaphragm does not separate, but organizes. It filters the light, suggests depth, creates unexpected perspectives, and becomes the true spatial focus of the house: an element capable of combining function with architectural gesture. The material dialogue continues through the custom-made furnishings and reclaimed marbles, chosen for their uniqueness and used to create key elements such as the kitchen island, the fireplace, and the washbasin in the master bathroom. Each marble tells a different story, yet becomes part of a coherent design in which the rigor of contemporary lines meets the imperfect beauty of matter. Light, both natural and artificial, accompanies the project with discretion: designer lamps and integrated lighting enhance surfaces and volumes without ever becoming protagonists, leaving room for an intimate, cultured, and measured idea of living. A project that avoids scenographic effect for its own sake, choosing instead to construct an architecture made of layers, contrasts, and silences, where the rural past and contemporary language coexist in a timeless balance.








